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Romito Cataldo

 

 
 

 

LE JOINT VENTURE ALL'ESTERO

 

L'Ice (Istituto nazionale per il commercio con l'estero) segnala che a partire dal 1998 l'apertura internazionale delle imprese italiane è andata via via crescendo; l'internazionalizzazione produttiva ha raggiunto nel corso degli ultimi anni dimensioni rilevanti per il nostro Paese, anche se, confrontando i numeri con quelli registrati dai Paesi dell'Unione Europea, emerge che esistono ancora margini di miglioramento del grado di penetrazione dei mercati esteri da parte delle imprese italiane * Tale 'ritardo' è ascrivibile alla peculiarità del modello imprenditoriale italiano caratterizzato, come noto, da imprese di piccola e piccolissima dimensione, spesso a capitale e gestione familiare e nella maggior parte dei casi localizzate in un distretto industriale * Il termine internazionalizzazione, o apertura internazionale, è di respiro più ampio rispetto alla Joint-Venture all'estero, richiamando diverse realtà; per esempio, si internazionalizza l'azienda che esternalizza una o più fasi produttive ricorrendo a un fornitore estero, ma anche l'azienda che decide di chiudere il proprio stabilimento in Italia per trasferirsi all'estero e sfruttare la disponibilità di manodopera a basso costo, oppure ancora l'azienda che esporta all'estero tramite partner commerciali italiani o stranieri * In ogni caso, la crescente globalizzazione comporta sfide sempre più grandi per gli imprenditori, sfide che devono essere affrontate con strumenti adeguati, per evitare decisioni affrettate e prese sull'onda di entusiasmi generalizzati. (Paolo Camanzi) 

 

 
 

 

IL COMMERCIO ESTERO DELL'UE-16

 

A marzo, secondo le stime di Eurostat, il commercio estero dell'Ue-16 con il resto del mondo è ritornato in attivo per 0,4 miliardi di Euro (A marzo 2008: - 2,3 miliardi) * Per l'Ue-27, a marzo Eurostat continua a segnalare un deficit di 9,5 miliardi. 

 

 
 

 

LA DISOCCUPAZIONE IN PAGNA

 

Nel 2009, secondo le previsioni della Banca di Spagna, la disoccupazione raggiungerà il 17 per cento della popolazione attiva e nel 2010 prevede il livello record del 19,4 per cento 

 

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